POLITICA, STIPENDI E SPRECHI

di Raffaele Cattaneo
 
( 5 luglio) Dichiaro subito di voler andare controcorrente: oggi un politico che difenda pubblicamente l’opportunità di mantenere adeguati emolumenti per chi assume cariche pubbliche è certamente un imprudente! Ma preferisco il coraggio (anche quello delle verità scomode) alla prudente convenienza e al calcolo politico. Sono convinto infatti che oggi si faccia una gran confusione fra il taglio agli sprechi, certamente necessario, e – nel diffusissimo clima generale del “dagli al politico” - il taglio a quelli che sono “ricavi” della politica più che costi della stessa.Anche La Prealpina ha partecipato recentemente a questo dibattito con un profilo informativo e non fazioso, ma che risente del clima dominante. Vorrei quindi dare un contributo alla discussione proponendo tre spunti ulteriori. Innanzitutto contesto la vulgata diffusa che politica è sempre uguale a costi ingiustificati e sprechi. Lo stipendio un politico può anche meritarselo lavorando sodo. Fare politica non significa necessariamente una vita scanzonata tra privilegi, potere e sollazzi. Chi lo pensa ha una visione ben superficiale delle cose. Conosco molti politici di tutti i colori (non si tratta di schieramenti ma di senso di responsabilità) che lo stipendio se lo guadagnano fino in fondo rispondendo a pieno al mandato che il popolo ha affidato loro. Lo fanno partendo presto la mattina e tornando tardi la sera, sacrificando gli affetti e la famiglia, dimenticandosi il fine settimana, lavorando 12, 15 ore al giorno. Esattamente come fanno tutti coloro che sono seriamente impegnati con il proprio lavoro e ci mancherebbe che non fosse così. Ne conosco molti per i quali la politica è innanzitutto una scelta di servizio, non un “mestiere”. E questa scelta può avvenire anche a discapito di un percorso professionale che economicamente avrebbe riservato certamente maggiori soddisfazioni. E’ capitato a me e a tanti altri. Fare di tutta l’erba un fascio è un po’ come i tagli di questa finanziaria: si finisce sempre per punire i più virtuosi, ingiustamente assimilati all’andazzo generale. Ma così si uccide nella culla ogni possibilità di cambiamento. E si impedisce che alla politica si dedichino i migliori.Ci vuole ragionevolezza e buon senso nell’affrontare certi temi: non è che qui a furia di tagliare i costi della politica rimaniamo improvvisamente senza democrazia? E per di più senza soldi? Ridurre il numero dei sindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali nei piccoli comuni, azzerandone il già magro emolumento, è il taglio di uno spreco o piuttosto il venir meno di un “ricavo” rappresentato dall’operato pressoché volontario di queste persone, disponibili ad occuparsi di tutto un po’, compreso farsi svegliare in piena notte quando non ci sono vigili o funzionari in servizio per correre di qua o di là per pura passione civica? Chi prenderà il loro posto? E a quale costo? Tagliare Province e Comunità Montane è un risparmio o un danno all’efficienza dei servizi e alla qualità della rappresentanza territoriale?Ma ecco la questione centrale: qual è il vero costo della politica? I privilegi, le auto blu (che spesso servono per studiare le carte anche durante gli spostamenti) o le scelte sbagliate, gli errori, gli sprechi ingiustificati che fanno spendere 100 per ciò che si potrebbe avere a 10? Qual è il bravo politico: quello che rinuncia ai privilegi e poi costruisce gli ospedali a 3.000 euro al mq anziché 1.200? O compra le siringhe con procedure ineccepibili, ma a prezzi fuori mercato? Quello che ha le mani pulite, ma la testa vuota e fa pagare lo smaltimento rifiuti 1Euro al KG anziché 10 centesimi? Nel 1995 Formigoni chiuse una società regionale, Lombardia Risorse, che era un carrozzone, subendo un processo durato fino alla Cassazione (e uscendone assolto per ... “buongoverno”). Se non l’avesse chiusa si sarebbe risparmiato mille seccature, ma quanto sarebbe costato in più ai lombardi? Più recentemente abbiamo istituito Infrastrutture Lombarde, una stazione appaltante che sta svolgendo un ruolo fondamentale nella costruzione delle nuove infrastrutture facendo risparmiare le casse pubbliche (1,5 miliardi di Euro solo per la Pedemontana.. quante auto blu ci vogliono per sprecare così tanto?). Abbiamo corso un rischio, è una società sempre nell’occhio del ciclone, ma sono stati realizzati in tre anni 5 nuovi ospedali e il Palazzo della Regione. Se i cantieri fossero durati 11 anni, la media nazionale per queste opere, quanto sarebbe stato il costo in più? Parlo di soldi, ma anche di qualità delle cure e della vita di ciascuno. Qual è dunque il vero spreco?

  • Scrivimi

Credits